domenica 22 gennaio 2023
ROBERTO ROVERSI
lunedì 9 gennaio 2023
GIOVANNI PAPINI
QUINTA POESIA
giovedì 29 dicembre 2022
AMALIA GUGLIELMINETTI
Nulla per noi è certo fuorchè questo vuoto profondo.
E i contigui casi degli uomini, e i sogni e le cose
son come ombre fumose vanenti su torbidi occasi.
Talvolta amor mezzano avvicina due solitari,
li illude un’ora e ignari e ignoti li avventa lontano.
Ciascun ch’ami il suo orgoglio la sua verità o il suo errore
è un mesto viaggiatore superstite sopra uno scoglio.
S’illude egli alle prime carezze dell’onde e del vento,
ma tosto lo sgomento dello spazio enorme l’opprime.
Né v’ha cosa più triste della non colmabil lacuna,
dell’ombra che s’aduna fosca fra chi esiste e chi esiste.
lunedì 31 ottobre 2022
CARLO ALBERTO DIANO - (Vibo Valentia, 1902 - Padova, 1974)
domenica 9 ottobre 2022
VINCENZO CARDARELLI
OTTOBRE
mercoledì 3 agosto 2022
The Last Resort (canzone degli Eagles, dall'album Hotel California, 1976)
L’ULTIMA SPIAGGIA
Lei viene da Providence, nel Rhode Island
Dove le ombre del vecchio mondo incombono minacciose nell’aria
Aveva messo nel bagaglio le sue speranze e i suoi sogni come una profuga
Proprio come suo padre quando aveva attraversato il mare.
Sentì di un posto, dove la gente era felice
Parlavano di come vivevano i pellerossa, di come amavano la terra
E ne arrivavano da ogni dove fino allo spartiacque continentale
Cercando un posto dove vivere o dove nascondersi.
I bar sono pieni di gente che se la spassa
Non vedo l'ora di raccontarti com'è lassù
E lo chiamano paradiso, ma non so perché
Qualcuno ha spianato le montagne per tirare su la città.
Poi i venti gelidi hanno soffiato attraverso il deserto
Attraverso le gole sulla costa fino a Malibu
Dove sta proprio della bella gente, gente affamata di potere
Hanno acceso le loro insegne al neon e si son dati da fare.
E’ arrivata gente piena di soldi e ha devastato la terra, nessuno li ha fermati
Hanno fornito un mucchio di orrende casupole e la gente gliel’ha comprati
E l’hanno chiamato paradiso, il posto dove stare
Sono stati a guardare il sole offuscato che moriva nel mare.
Puoi lasciare tutto e far rotta sulle Hawaii
Proprio come i missionari tanti e tanti anni fa
Si portarono dietro persino un'insegna luminosa: "Gesù sta arrivando"
Tutto il peso dell’uomo bianco si è abbattuto
Hanno portato il regno dell'uomo bianco.
Chi provvederà al piano grandioso, che cos’è tuo e che cos’è mio?
Visto che non ci sono più nuove frontiere, ci tocca farlo qui
Soddisfare i nostri bisogni infiniti e giustificare le nostre azioni sanguinarie
Nel nome del destino e nel nome di Dio.
E puoi trovarli là ogni domenica mattina
Si alzano in piedi e cantano di come sia lassù
Loro lo chiamano paradiso, ma non so perché
Chiama un posto paradiso e digli pure addio.
sabato 25 giugno 2022
PATRIZIA CAVALLI
Datura
da Datura (2013)
Ma io non voglio andarmene così,
lasciando tutto come ho trovato
in questa scialba geografia che assegna
l’effetto alla sua causa e tutti e due consegna
all’umile solerzia dell’interpretazione.
Un altro è il mio progetto, la mia ambizione
è accogliere la lingua che mi è data
e, oltre il dolore muto, oltre il loquace
suo significato, giocare alle parole
immaginando, senza un’identità,
una visione. Come di fronte a un fiore
di datura, a quel suo giallo
non propriamente giallo, crema piuttosto,
la stessa crema che ha la pesca bianca,
con brividi di verde trasparente,
ma delicati, piccoli,
il modo di morire al terzo giorno
o meglio, di seccarsi plissettandosi,
pelle di daino, straccetto, guanto,
ala di pipistrello acciaccato, riccioli, rostri,
questa bellezza propriamente sua,
che tutto ciò in se stesso non ci pensi
neppure alla lontana a poter essere
una soltanto di tutte queste cose
che dipenda da me la sua apparenza,
che ne sia io la sola responsabile,
questa è la gioia fiera del mio compito,
qui è il mio valore. Io valgo più del fiore.
