martedì 1 settembre 2026

MARIELLA BETTARINI (1942-2026)

Poetessa fiorentina, cattolica del dissenso, fondatrice di varie riviste fra cui la più nota "Salvo Imprevisti", autoprodotta e autogestita. Tradotta in varie lingue, è considerata una voce delle più originali e libere del 900.


da dove? Da lontano - lontan
                             in viaggio
e migranti
               apolidi – lontane
da noi – da qui – le rondini –
i balestrucci – questi solo di sé
benedetti i rundinidi

*

come? volando – sempre
volando – per chilometri – per mari
e terre usando piume e penne
                                     voi
bentornate creature con stelle in testa
                                   le direzioni
in testa e nell’istinto atlanti –
carte celesti – mappe
e piante dettagliatissime
delle città

*

ora
trillate – c’è un garrito dolce
e stridulo per un attimo (troppo veloce)
                                        quasi
non crediamo alle nostre orecchie – poi
(sapendo) fingiamo di non sapere –
resistiamo ancora un po’ prima di precipitare
nella certezza lieta e tremenda
del vostro arrivo

forse perché non hanno lussi – agi – padronali
dimore – spazi superflui
                   perché assoluti essenziali
gli uccelli volano
                  volano altissimi
i balestrucci – loro casa
l’aria – loro dimora
tutto il cielo – aeree libertà – lievi vertigini
con sé recando

*

così lievemente
volano
              storditamente volano
vanno volando senza peso
                              volano
non volendo
              meno vogliono più volano
                                                 non volenti
sono solo leggerissimi
beatissimi corpi in volo

giovedì 11 giugno 2026

MATTEO FANTUZZI (1979, Castel San Pietro - 2026, Lugo)

 

🔴IL SENSO DI UNA STRAGE
C’è un attimo, avvenuta
l’esplosione, tra le macerie
e i vetri, in cui si quieta tutto
prima delle grida, delle sirene
concitate: è un attimo
nel quale non si crede veramente
che sia accaduto quello che si vede.
È lì che si comprende
il senso di una strage,
quando il silenzio avvolge e copre
senza scelta e senza distinzione
come la gente attorno a una stazione
che prende il treno per lavoro
o per le ferie, a inizio agosto
di mattina, come sempre.

🔴SE PIEGHI LUNGO IL VIALE
Se pieghi lungo il viale,
oltre il ponte, oltre le file del mercato
vedrai la gente stesa a terra
che si guarda.
Saluta come chi ha deciso di partire
e ogni momento è quello buono
per prendere le cose dal tinello
(pochi ricordi, una conchiglia
qualche foto da ragazzi)
ed infilare tutto dentro al petto
nel doppiofondo del cappotto
prendere il cappello e andare
dritti nella nebbia fino a scomparire
a non lasciare traccia
come chi si porta dentro l’argine da solo
e lì rimane cosa ferma, dentro l’acqua.

🔴OGNI ANNO ALMENO UN GIORNO
Ogni anno almeno un giorno
lo passo a Cesenatico d’inverno
per vedere la battigia vuota
le assi per coprire i bagni
i pezzi di lamiera arrugginiti
le farmacie
con la saracinesca in basso
le vetrine senza manichini.
È questa la mia stanza
quando manchi
sei al lavoro
o esci coi tuoi amici
sei lontana, e
non m’è possibile vederti.

sabato 16 maggio 2026

PAOLO VOLPONI


🔴NELLE NOTTI PRIME DI MAGGIO
Nelle notti prime di maggio
verginità dell'universo
io sento il lembo caldo
della tua apertura,
l'ansia schietta
del tuo largo fiato.
E dilato il mio corpo
sui boschi,
e mi tendo.

🔴I VIAGGI

I viaggi
non mi spaventano.
Anche se girassi
dietro la fortuna.
Farei solo dei passi.
Col piede
accanto a un sasso.
Ogni strada
ha un sasso
e una margherita.
Ed io vado
sasso per sasso
e colgo la margherita.
🔴PORGIMI, AMORE
Porgimi, amore
il tuo ramo fiorito
la mente mattutina
nel cui cespo chiaro
ai venti incerti di ottobre
ripara l’allodola ferita,
l’azzurro ginepro degli altipiani
prossimi alla marina.
O la tua pietra
in bilico sul fiume,
la perduta foglia di salice
sull’acqua,
l’alga tenebrosa
dove un invisibile pesce respira.
Amore, amore,
porgimi del tuo albero
il frutto più alto
così la tua uva nascosta
e il piccolo orto
dal pettirosso fedele;
il tuo cavallino
dalla coda leggera,
la vipera che ti beve
il latte nel seno,
l’amoroso gallo
che ti sveglia
e la civetta compagna
alle tue notti di luna.
Porgimi, amore,
il tuo mutabile tempo
giovanile,
l’immobile sole
e il quarto di luna
della tua esatta stagione.  

domenica 8 febbraio 2026

BORIS PASTERNAK

 

Il bosco autunnale s'è chiomato.
In esso ombra, sonno e quiete.
Scoiattolo, picchio e civetta,
dal suo sonno non  lo desterete.
E il sole per i viottoli autunnali,
entrando in esso a fine giornata,
intorno sbircia con apprensione,
se non ci sia una tagliola celata.
In esso pantani, tremule e gibbosità,
e muschi e macchie d'ontano,
e là, oltre il terreno fangoso,
cantano i galli da lontano.

sabato 6 dicembre 2025

GIORGIO GABER

 

Non mi piace la finta allegria
non sopporto neanche le cene in compagnia
e coi giovani sono intransigente
di certe mode, canzoni e trasgressioni
non me ne frega niente.
E sono anche un po’ annoiato
da chi ci fa la morale
ed esalta come sacra la vita coniugale
e poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
ma io non riesco a tollerare
le loro esibizioni.
Non sopporto chi è troppo solidale
e fa il professionista del sociale
ma chi specula su chi è malato
su disabili, tossici e anziani
è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s’incazza
fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito
per il nostro bene
sembra proprio destinato
a diventar buffone.
Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.
La mia generazione ha visto
strade e piazze gremite
di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso.
Non mi piace la troppa informazione
odio anche i giornali e la televisione
la cultura per le masse è un’idiozia
la fila coi panini davanti ai musei
mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano
ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
c’è di buono che la scuola
si muove con urgenza
e con tutti i nuovi quiz
ci garantisce l’ignoranza.
Non mi piace nessuna ideologia
non faccio neanche il tifo per la democrazia
di gente che ha da dire ce n’è tanta
la qualità non è richiesta
è il numero che conta.
E anche il mio paese mi piace sempre meno
non credo più all’ingegno del popolo italiano
dove ogni intellettuale fa opinione
ma se lo guardi bene
è il solito coglione.
Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.
La mia generazione ha visto
migliaia di ragazzi pronti a tutto
che stavano cercando
magari con un po’ di presunzione
di cambiare il mondo
possiamo raccontarlo ai figli
senza alcun rimorso
ma la mia generazione ha perso.
Non mi piace il mercato globale
che è il paradiso di ogni multinazionale
e un domani state pur tranquilli
ci saranno sempre più poveri e più ricchi
ma tutti saranno più imbecilli.
E immagino un futuro
senza alcun rimedio
una specie di massa
senza più un individuo
e vedo il nostro stato
che è pavido e impotente
è sempre più allo sfascio
e non gliene frega niente
e vedo anche una Chiesa
che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse
con tutti i Papi e i Giubilei.
Ma questa è un’astrazione
è un’idea di chi appartiene
a una razza
in estinzione.
Giorgio Gaber, “La razza in estinzione”

sabato 22 novembre 2025

CHICO BUARQUE DE HOLLANDA

Amò tutta la notte come fosse l'ultima
Baciò la donna sua come se fosse l'ultima
Ed ogni figlio suo come se fosse l'unico
E attraversò la strada col suo passo timido
Salì la costruzione come fosse macchina
Alzò sul ballatoio due pareti solide
Mattone per mattone in un disegno magico
Con gli occhi pieni zeppi di cemento e lacrime
Sedette a riposare come fosse sabato
Mangiò pane e formaggio come fosse un principe
Bevette e singhiozzò come se fosse un naufrago
Ballò e gorgogliò come ascoltasse musica
Ed inciampò nel cielo come un vecchio comico
E fluttuò nell'aria come fosse un passero
A terra si afflosciò come un pacchetto flaccido
Agonizzò nel mezzo del passeggio pubblico
Si spense contromano, ostacolando il traffico
Amò tutta la notte come fosse l'ultimo
Baciò la Donna sua come se fosse l'unica
Ed ogni figlio suo come se fosse il prodigo
E attraversò la strada col suo passo comico
Salì la costruzione come fosse un solido
Alzò sul ballatoio due pareti magiche
Mattone per mattone in un disegno logico
Con gli occhi pieni zeppi di cemento e traffico
Sedette a riposare come fosse un principe
Mangiò pane e formaggio come fosse il massimo
Bevette e singhiozzò come se fosse macchina
Ballò e gorgogliò come se fosse il prossimo
Ed inciampò nel cielo come ascoltasse musica
E fluttuò nell'aria come fosse un sabato
A terra si afflosciò come un pacchetto timido
Agonizzò nel mezzo del passeggio naufrago
Si spense contromano, ostacolando il pubblico
Amò tutta la notte come fosse macchina
(Baciò la Donna sua come se fosse logico)
Alzò sul ballatoio due pareti flaccide
(Sedette a riposare come fosse un passero)
E fluttuò nell'aria come fosse un principe
A terra si afflosciò come un pacchetto comico
Si spense contromano, ostacolando il sabato

domenica 12 ottobre 2025

NATALIA GINZBURG

Allora quando piangevi c'era la sua voce serena.

Allora quando ridevi c'era il suo riso sommesso.

Ma il cancello che a sera
s'apriva, resterà chiuso
per sempre, e deserta
è la tua giovinezza.

Spento il fuoco,
e vuota la casa.