giovedì 11 giugno 2026

MATTEO FANTUZZI (1979, Castel San Pietro - 2026, Lugo)

 

🔴IL SENSO DI UNA STRAGE
C’è un attimo, avvenuta
l’esplosione, tra le macerie
e i vetri, in cui si quieta tutto
prima delle grida, delle sirene
concitate: è un attimo
nel quale non si crede veramente
che sia accaduto quello che si vede.
È lì che si comprende
il senso di una strage,
quando il silenzio avvolge e copre
senza scelta e senza distinzione
come la gente attorno a una stazione
che prende il treno per lavoro
o per le ferie, a inizio agosto
di mattina, come sempre.

🔴SE PIEGHI LUNGO IL VIALE
Se pieghi lungo il viale,
oltre il ponte, oltre le file del mercato
vedrai la gente stesa a terra
che si guarda.
Saluta come chi ha deciso di partire
e ogni momento è quello buono
per prendere le cose dal tinello
(pochi ricordi, una conchiglia
qualche foto da ragazzi)
ed infilare tutto dentro al petto
nel doppiofondo del cappotto
prendere il cappello e andare
dritti nella nebbia fino a scomparire
a non lasciare traccia
come chi si porta dentro l’argine da solo
e lì rimane cosa ferma, dentro l’acqua.

🔴OGNI ANNO ALMENO UN GIORNO
Ogni anno almeno un giorno
lo passo a Cesenatico d’inverno
per vedere la battigia vuota
le assi per coprire i bagni
i pezzi di lamiera arrugginiti
le farmacie
con la saracinesca in basso
le vetrine senza manichini.
È questa la mia stanza
quando manchi
sei al lavoro
o esci coi tuoi amici
sei lontana, e
non m’è possibile vederti.

sabato 16 maggio 2026

PAOLO VOLPONI


🔴NELLE NOTTI PRIME DI MAGGIO
Nelle notti prime di maggio
verginità dell'universo
io sento il lembo caldo
della tua apertura,
l'ansia schietta
del tuo largo fiato.
E dilato il mio corpo
sui boschi,
e mi tendo.

🔴I VIAGGI

I viaggi
non mi spaventano.
Anche se girassi
dietro la fortuna.
Farei solo dei passi.
Col piede
accanto a un sasso.
Ogni strada
ha un sasso
e una margherita.
Ed io vado
sasso per sasso
e colgo la margherita.
🔴PORGIMI, AMORE
Porgimi, amore
il tuo ramo fiorito
la mente mattutina
nel cui cespo chiaro
ai venti incerti di ottobre
ripara l’allodola ferita,
l’azzurro ginepro degli altipiani
prossimi alla marina.
O la tua pietra
in bilico sul fiume,
la perduta foglia di salice
sull’acqua,
l’alga tenebrosa
dove un invisibile pesce respira.
Amore, amore,
porgimi del tuo albero
il frutto più alto
così la tua uva nascosta
e il piccolo orto
dal pettirosso fedele;
il tuo cavallino
dalla coda leggera,
la vipera che ti beve
il latte nel seno,
l’amoroso gallo
che ti sveglia
e la civetta compagna
alle tue notti di luna.
Porgimi, amore,
il tuo mutabile tempo
giovanile,
l’immobile sole
e il quarto di luna
della tua esatta stagione.  

domenica 8 febbraio 2026

BORIS PASTERNAK

 

Il bosco autunnale s'è chiomato.
In esso ombra, sonno e quiete.
Scoiattolo, picchio e civetta,
dal suo sonno non  lo desterete.
E il sole per i viottoli autunnali,
entrando in esso a fine giornata,
intorno sbircia con apprensione,
se non ci sia una tagliola celata.
In esso pantani, tremule e gibbosità,
e muschi e macchie d'ontano,
e là, oltre il terreno fangoso,
cantano i galli da lontano.