mercoledì 15 ottobre 2014

BERTOLD BRECHT


Qui, in questo zinco
sta un uomo morto,
o le sue gambe o la sua testa
o di lui anche qualcosa di meno,
o nulla, poiché era un agitatore.

Fu riconosciuto fondamento
del male: sotterratelo!
E' meglio che solo la moglie
vada con lui allo scorticatojo.
Chi altri ci andrà verrà segnato.

Quel ch'è lì dentro a tante
cose vi ha aizzati: a saziarvi,
a dormire all'asciutto,
a dar da mangiare ai figli,
a non mollare di una lira,
alla solidarietà con gli oppressi
simili a voi, e a pensare.

E siccome quel ch'è lì dentro
ha detto così, ora dev'essere
sotterrato, l'agitatore che vi aizzava.

E qualunque parlerà di saziarsi,
parlerà di dormire all'asciutto,
e chi di voi non mollerà di una lira,
e chi di voi vorrà dar da mangiare
ai figli, e chi pensa e si dice solidale
con tutti coloro che sono oppressi,
quello, da ora fino all'eternità,
dovrà essere chiuso nella cassa
di zinco, perché agitatore,
e sarà sotterrato.

giovedì 1 maggio 2014

MARIANGELA GUALTIERI


Mariangela Gualtieri è nata a Cesena nel 1951. Nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca. Ha pubblicato numerose raccolte di versi, fra le quali Antenata (Crocetti 1992), Fuoco centrale (Einaudi 2003), Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006), Bestia di gioia (Einaudi 2010) e il testo teatrale Caino (Einaudi 2010). Innumerevoli anche i premi letterari che ha vinto un pò ovunque. Il poeta fiorentino Mario Luzi più volte la definì come una delle promesse mantenute della poesia italiana femminile. Questo testo è tratto da "Antenata", libro pubblicato da Crocetti, editore anche della rivista Poesia, e con prefazione del grande poeta in dialetto milanese Franco Loi.



IO LIBERO PER TUTTI


Venne una nuvola piccola,
dettava le parole gonfie,
di pane di gomma nera

certamente sto pronta
il galoppo comincia qui
stando a petto esposto
vi batto nel pensiero

è questo il corpo?
corpo a corpo calice
dove mettono tutto lo sciame,
state attaccati qui, non sparite




domenica 6 aprile 2014

"TOTTEIDE" - FRANCO COSTANTINI


Franco Costantini è nato a Roma nel 1959, ma la famiglia si è poi trasferita in Romagna tre anni dopo. Giornalista, poeta, anagrammista, attore, operatore e promotore culturale, è oggi considerato uno dei maggiori esperti di Dante Alighieri vivente, anche se il suo raggio d'azione spazia anche sui poeti greci e latini della classicità e sui poeti rinascimentali più importanti. Essendo romano d'origine non ha mai abiurato la sua fede romanista e in particolar modo il suo sconfinato amore per il mitico capitano Francesco Totti, di cui canta le gesta in questo libro, "Totteide", edito da Imprimatur e distributio nientemeno che da RCS. In pratica a Roma lo vendono anche nelle edicole. Un giusto riconoscimento, quindi, a questo personaggio che ormai ha segnato in profondità la vita culturale del nostro Paese, e che ho avuto il privilegio di conoscere oltre trent'anni fa, condividendo a volte serate di poesia insieme a lui. Da "Totteide", poema epico in endecasillabi, ecco a voi la prima parte del del prologo, che rimanda a quella notte del 1976 che diede i natali a Totti e che curiosamente coincise con la semifinale di Coppa Davis con l'Italia di Panatta e Barazzutti impegnata al Foro Italico in Roma, e che poi si concluderà con la finale disputata in Cile, e vinta, per la prima e finora unica Coppa Davis che l'Italia può vantare.



Eupalla diva, e voi possenti numi
che il calcio amate, e la "sferomachia"
nel mio intelletto, deh, infondete lumi
acchè più pronta la mia penna sia.

Donate a me la forza d'un Titano,
l'estro dei vati ed il saper dei dotti,
ch'i vo' narrar del Grande Capitano
ch'i vo' narrar di Francesco Totti.

I' vo' cantar de la sua classe pura,
del suo coraggio, de la sua gran possa,
e de la dedizione imperitura
con cui servì la causa giallorossa.

Cominciò tutto nel Settantasei,
il giorno ventisette di Settembre:
baciato dalla Sorte e dagli Dei,
nacque un fanciullo d'aggraziate membre.

Il giorno pria, domenica, in attesa
l'Urbe parea, sì come quando incombe
l'arcan; e in Coppa Davis fu sospesa
la gara di Panatta con "Niucombe"  (John Newcombe, tennista dell'Australia, ndr) 

Comete od altri segni assai sovente
d'un semidio precedono il Natale:
scese sul Foro Italico repente
il buio, e fè rinviar semifinale.

Lunga fu quella notte. Intensa e lunga
e oscura più di tutte l'altre notti.
Roma pregava: "che la luce giunga!".
E giunse l'indomani insieme a Totti.

Ogni romano si sentì più vivo
quel giorno; e più vincente, e meno frale:
Panatta, per il punto decisivo,
vinse due set e ci portò in finale.

Sin dal primo vagìto quel neonato
fu Stimolo, su Simbolo, fu Stella,
Bandiera, Salvator, Predestinato...
"Francesco" lo nomar Enzo e Fiorella.

...




lunedì 17 febbraio 2014

ROBERTO "FREAK" ANTONI


Dal libro "Badilate di cultura" di Roberto "Freak" Antoni


Roberto Antoni, leader degli Skiantos non è più. Questa sua poesia è quasi un presagio, un triste richiamo alla sorte del Poeta, che molto spesso è rivalutato dopo la scomparsa.

Per chi fosse interessato, sul blog "Leimprontedeiromagnoli.Blogspot.Com" troverete un'intervista inedita a Freak Antoni, datata settembre 1990 e realizzata appunto in Romagna. Apparve sul "Corriere di Ravenna", testata cessata un paio d'anni dopo. Ciao Freak, che l'ombra ti sia leggera.

domenica 12 gennaio 2014

RICCARDO SOLARI


Carrarino, anarchico, poeta, Riccardo Solari ha dato alle stampe nel 2011 "SATIRIK - Rime per un Regime", con bella copertina disegnata da Patrizia Diamante, poetessa e pittrice anarchica fiorentina, che già abbiamo ospitato su questo blog. Dal libro abbiamo scelto "Ci sono cani e cani".



Ci sono cani senza padrone, pronti a vivere per passione
a spasso per la vita, per mordersi ed abbaiare,
e a ridere di quelli che portano il collare,
godendo degli spazi, in maniera esponenziale,
sfuggendo alla galera e al canile comunale...
se qualche volta accada che mordono una mano
è perche li han bastonati e sconti non ne fanno.

Abitano fra il popolo ma vagano solitari,
sono individualisti e li chiamano libertari.

Ci sono invece cani che vengono sequestrati,
lavorano, producono, ma stanno incatenati,
non amano la strada ma il loro appartamento,
non han nella cultura l'approvvigionamento,
rimangon nell'attesa di coglier l'occasione
di fare fuori l'osso, lasciato dal padrone,
non sono dei randagi, non sanno più abbaiare,
ma cercano un guinzaglio e una mano da leccare.


lunedì 2 dicembre 2013

PABLO NERUDA



Se non fosse perchè i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l'agilità dell'aria,
se non fosse perchè sei una settimana d'ambra,

se non fosse perchè sei il momento giallo
in cui l'autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina pel cielo,

 oh, adorata, io non t'amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò ch'esiste,
l'arena, il tempo, l'albero della pioggia,

e tutto vive perchè io viva:
senz'andare sì lungi posso veder tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive.

martedì 22 ottobre 2013

CARLO PORTA


Carlo Porta (1775-1821), è stato un poeta milanese che ha scritto commedie e poemetti in dialetto meneghino. E' stato tra i fondatori del Teatro Patriottico, oggi detto dei Filodrammatici. Fu amico di Alessandro Manzoni e di Tommaso Grossi. Le sue poesie sono in molti casi, come questo, caustiche e assai mordaci. Fu anche traduttore della "Divina Commedia" in dialetto milanese, facendone però una traduzione idiomatica e non letterale, come la quasi totalità dei traduttori di Dante nei vari dialetti ha sempre fatto.



I putann ai "damm del bescottin"



Malarbetti slandrónn del bescottin,
tanto ruzz, tant spuell contro i putann!
Perché? Perché la dan per pocch lanfànn
e la dan minga sott a balducchin?
Vergogna! Tasii là ch'el semm anch nun
perché cossa bajee; bajee, bajee
perché sii vecc strangòsser che morbee,
che no voeur refilavel pù nessun.
E quand serev bej, gioven e grassott
e stagn e prosperos, disii, o damazz,
serev allora inscì nemis del cazz?
la davev forsi via per nagott?
Nagott on corno! i mee delicadonn,
domandeghel on poo ai voster servent
coss'han spes ogni voeulta a mettel dent
in quij vost illustrissem figazzonn.
E i palch e i carroccett e i sorbettitt
e i faravóst e i scenn e i mascarad
e i accòrd e i bigliett e i fest, i entrad,
hin danee, facc de porchi! o fasóritt?
E poeù gh'avii el mostàcc, veggiann calvàri,
de romp el cuu al Governo per fà esclud
quij tosann che la dan per on mezz scud?
Citto là: sii nanch degn de stagh in pari.

Le puttane alle "dame del biscottino"


Maledette donnacce del biscottino,
tanto chiasso, tanto fracasso contro le puttane!
Perchè? Perchè la danno per poche monete
e (non) la danno mica sotto a (un) baldacchino?

Vergogna! Tacete là che lo sappiamo anche noi
per che cosa abbaiate; abbaiate, abbaiate
perchè siete vecchie megere che ammorbate,
che non vuol rifilarvelo più nessuno
E quando eravate belle, giovani e grassottelle
e sode e prosperose, dite, o gran dame,
eravate così nemiche del cazzo?
la davate forse via per niente?
Niente un corno! le mie delicatone,
domandatelo un po' ai vostri (cavalier) serventi
che cosa hanno speso ogni volta per metterlo dentro
in quelle vostre illustrissime figazzone.
E i palchi e le carrozzelle e i sorbettini
e i ferragosti e le cene mascherate
e gli accordi e i biglietti e le feste, le entrate (ai vari spettacoli)
sono danari, facce da porche! o fagiolini?
E poi ci avete il mostaccio, vecchiacce orribili,
di rompere il culo al Governo per far escludere
quelle ragazze che la danno per un mezzo scudo?
Silenzio là: (non) siete neanche degne di stargli alla pari.