domenica 12 gennaio 2014

RICCARDO SOLARI


Carrarino, anarchico, poeta, Riccardo Solari ha dato alle stampe nel 2011 "SATIRIK - Rime per un Regime", con bella copertina disegnata da Patrizia Diamante, poetessa e pittrice anarchica fiorentina, che già abbiamo ospitato su questo blog. Dal libro abbiamo scelto "Ci sono cani e cani".



Ci sono cani senza padrone, pronti a vivere per passione
a spasso per la vita, per mordersi ed abbaiare,
e a ridere di quelli che portano il collare,
godendo degli spazi, in maniera esponenziale,
sfuggendo alla galera e al canile comunale...
se qualche volta accada che mordono una mano
è perche li han bastonati e sconti non ne fanno.

Abitano fra il popolo ma vagano solitari,
sono individualisti e li chiamano libertari.

Ci sono invece cani che vengono sequestrati,
lavorano, producono, ma stanno incatenati,
non amano la strada ma il loro appartamento,
non han nella cultura l'approvvigionamento,
rimangon nell'attesa di coglier l'occasione
di fare fuori l'osso, lasciato dal padrone,
non sono dei randagi, non sanno più abbaiare,
ma cercano un guinzaglio e una mano da leccare.


lunedì 2 dicembre 2013

PABLO NERUDA



Se non fosse perchè i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l'agilità dell'aria,
se non fosse perchè sei una settimana d'ambra,

se non fosse perchè sei il momento giallo
in cui l'autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina pel cielo,

 oh, adorata, io non t'amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò ch'esiste,
l'arena, il tempo, l'albero della pioggia,

e tutto vive perchè io viva:
senz'andare sì lungi posso veder tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive.

martedì 22 ottobre 2013

CARLO PORTA


Carlo Porta (1775-1821), è stato un poeta milanese che ha scritto commedie e poemetti in dialetto meneghino. E' stato tra i fondatori del Teatro Patriottico, oggi detto dei Filodrammatici. Fu amico di Alessandro Manzoni e di Tommaso Grossi. Le sue poesie sono in molti casi, come questo, caustiche e assai mordaci. Fu anche traduttore della "Divina Commedia" in dialetto milanese, facendone però una traduzione idiomatica e non letterale, come la quasi totalità dei traduttori di Dante nei vari dialetti ha sempre fatto.



I putann ai "damm del bescottin"



Malarbetti slandrónn del bescottin,
tanto ruzz, tant spuell contro i putann!
Perché? Perché la dan per pocch lanfànn
e la dan minga sott a balducchin?
Vergogna! Tasii là ch'el semm anch nun
perché cossa bajee; bajee, bajee
perché sii vecc strangòsser che morbee,
che no voeur refilavel pù nessun.
E quand serev bej, gioven e grassott
e stagn e prosperos, disii, o damazz,
serev allora inscì nemis del cazz?
la davev forsi via per nagott?
Nagott on corno! i mee delicadonn,
domandeghel on poo ai voster servent
coss'han spes ogni voeulta a mettel dent
in quij vost illustrissem figazzonn.
E i palch e i carroccett e i sorbettitt
e i faravóst e i scenn e i mascarad
e i accòrd e i bigliett e i fest, i entrad,
hin danee, facc de porchi! o fasóritt?
E poeù gh'avii el mostàcc, veggiann calvàri,
de romp el cuu al Governo per fà esclud
quij tosann che la dan per on mezz scud?
Citto là: sii nanch degn de stagh in pari.

Le puttane alle "dame del biscottino"


Maledette donnacce del biscottino,
tanto chiasso, tanto fracasso contro le puttane!
Perchè? Perchè la danno per poche monete
e (non) la danno mica sotto a (un) baldacchino?

Vergogna! Tacete là che lo sappiamo anche noi
per che cosa abbaiate; abbaiate, abbaiate
perchè siete vecchie megere che ammorbate,
che non vuol rifilarvelo più nessuno
E quando eravate belle, giovani e grassottelle
e sode e prosperose, dite, o gran dame,
eravate così nemiche del cazzo?
la davate forse via per niente?
Niente un corno! le mie delicatone,
domandatelo un po' ai vostri (cavalier) serventi
che cosa hanno speso ogni volta per metterlo dentro
in quelle vostre illustrissime figazzone.
E i palchi e le carrozzelle e i sorbettini
e i ferragosti e le cene mascherate
e gli accordi e i biglietti e le feste, le entrate (ai vari spettacoli)
sono danari, facce da porche! o fagiolini?
E poi ci avete il mostaccio, vecchiacce orribili,
di rompere il culo al Governo per far escludere
quelle ragazze che la danno per un mezzo scudo?
Silenzio là: (non) siete neanche degne di stargli alla pari.

mercoledì 2 ottobre 2013

NEVIO SPADONI


Nevio Spadoni è nato a S. Pietro in Vincoli (Ravenna) nel 1949, ma dal 1984 risiede a Ravenna. Laureatosi presso l’Università di Bologna, ha insegnato fino a due anni fa Storia e Filosofia nelle Scuole Superiori. Vincitore di numerosi premi, collabora con giornali e riviste. Ha curato con Luciano Benini Sforza, poeta e docente di Lettere presso il Liceo Classico di Ravenna, l’antologia Le radici e il sogno. Poeti dialettali del secondo Novecento in Romagna, Edizioni Moby Dick, Faenza, 1996. In questi ultimi anni si è dedicato al teatro di poesia ottenendo con i suoi monologhi successi a livello internazionale, grazie alle interpretazioni dell'attrice Ermanna Montanari, sua compaesana e anima del Teatro delle Albe di Ravenna. Per conoscere il suo teatro è uscito nel 2003, stampato dalle Edizione del Girasole, sempre di Ravenna, il volume Teatro in dialetto romagnolo, con una nota di Gianni Celati.

U m'armànza ad te



U m’armânza ad te
di rez trapesa dal rôs,
un fil d’vósa alzira
coma ’na pioma ad piopa,
la camisa strufignêda.
Un udór sambêdgh
da la marena
int la séra,
ch’la n’è piò la nöstra.

(da Al voi)

MI RIMANE DI TE – Mi rimangono di te riccioli nascosti tra le rose, un filo di voce leggera come una piuma di pioppo, la camicia stropicciata. Un profumo selvatico dalla marina nella sera, che non è più la nostra.

venerdì 30 agosto 2013

SEAMUS HEANEY


E' scomparso un Premio Nobel per la letteratura, l'irlandese Seamus Heaney. Ecco una sua poesia.




Quatta quatta con il colpo in canna

Fra medio e pollice sta la penna.



Sotto la finestra un raspo netto all'internarsi

Della vanga nel terreno ghiaioso:

È mio padre che dissoda. Guardo in basso,

Finché sotto sforzo, a groppa curva

Sulle aiuole, torna venti anni indietro

Piegandosi a tempo per i solchi

Di patate che vangava.


A posto sul vangile lo scarpone,

Saldo fulcro del manico il ginocchio,

Cavava gambi, ficcava a fondo la lucente lama

Per spargere patate nuove che noi raccattavamo

Adorandone fresca la durezza nella mano.


Per Dio, il vecchio ci sapeva fare

Con la vanga. Come il suo vecchio.


Mio nonno in una giornata tagliava più torba

Di chiunque altro nella torbiera di Toner.

Una volta gli portai il latte in una bottiglia

Sciattamente turata con la carta.

Si raddrizzò per bere e subito riprese.


Con cura a fare tacche e fette, spalandosi le zolle

Dietro le spalle, sempre più a fondo

A cercare quella buona. Scavando.


Il freddo afrore di terriccio di patate, risucchio e stacco

Da torba in guazzo, secco taglio della lama

Nelle radici vive, mi si risvegliano in testa.

Ma non ho vanga per seguire uomini come loro.


Fra medio e pollice

Quatta quatta sta la penna.

Sarà la mia vanga.




sabato 10 agosto 2013

LOUIS FERDINAND CELINE



Dal mitico autore del "Viaggio ai bordi della notte"


ecco a voi "La fuga"




Rotolando tra le labbra


il fremito soffuso d'una risacca disinvolta


risuona fino a tuonare


in questa tana accogliente.


Tutto assopito negli idiomi


della sarabanda resta


immoto. Anche il pendolo


è finalmente a piombo.


Malgrado talora affiorino


graffiti grommati di crepuscoli e


notti, crepe inarrivabili di brume, fiotti


di sorgente nulla sarà sfiorato,


nulla destato dal letargo meraviglioso,


nessuna inflessione troverà l'alba sperata.

Aspetteranno le mani


in questa brezza la tempesta


per fuggire sulla bocca


di quel che rimane.


domenica 21 luglio 2013

VICTOR CAVALLO


Vittorio Vitolo, in arte Victor Cavallo (Roma, 1947 - Roma, 2000), è stato un attore di teatro, cinema e Tv, ma anche poeta, molto influenzato dai poeti della beat generation che conobbe bene, anche di persona. Durante la prima edizione dell'Estate Romana del 1979, voluta dal mitico assessore alla cultura Renato Nicolini, presentò il festival di poesia sulla spiaggia di Castelporziano (28-30 giugno), a cui erano presenti infatti Allen Ginsberg, Peter Orlowski e il russo Evtushenko, tra gli altri. Questo testo incredibile risale appunto a quell'anno fatidico.



"Ce n'ho abbastanza " 



Ce n'ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l'amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei
capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l'elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un'arancia stellare
e viaggio nella luce dell'ananas e cago cicche d'oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.

Lei apparirà. 
Bruciando i tampax dell'anima sanguinante.
Apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.


da 1° Guida Poetica Italiana, 1979